
Non solo AI: con l’EUDI Wallet in vista, per le assicurazioni la sfida è il tempo
Come potremmo descrivere la significativa trasformazione digitale che ha caratterizzato il mondo delle assicurazioni e lo caratterizzerà ancora per anni?
Probabilmente, come una serie di ondate distinte e talvolta sovrapposte: una nuova legge, poi una tecnologia inedita, quindi un’altra norma e così via, una dopo l’altra, per un’evoluzione inarrestabile.
La prima di queste “ondate” è quella che ha spinto la digitalizzazione dei processi nati per il mondo fisico – quali l’identificazione del cliente, la firma di contratti e la conservazione dei documenti – con l’obiettivo però di garantirne lo stesso valore giuridico.
Ci si è riusciti grazie a eIDAS, il regolamento europeo cui si deve l’istituzione del framework dei servizi fiduciari qualificati: un ecosistema in cui i QTSP (Qualified Trust Service Provider), come Intesi Group, emettono e gestiscono strumenti digitali con piena validità legale.

“Non era solo una sfida tecnologica, occorreva rendere ‘fluida’ la fiducia. Tradizionalmente, infatti, un alto livello di sicurezza equivaleva a processo lungo e farraginoso per l’utente – spiega Pier Luigi Esposito, Head of Strategic Business & Partnership Development di Intesi Group – In quel periodo, dunque, ci siamo concentrati sul ribaltamento di tale paradigma: con le nostre soluzioni di Digital Onboarding e di firma digitale in cloud, abbiamo aiutato le compagnie assicurative a identificare il cliente e raccogliere una firma con valore legale in pochissimi passaggi, su canali digitali e fisici in uno scenario di completa multicanalità”.
La seconda e impegnativa spinta si è avuta con l’entrata in vigore delle normative DORA e NIS2 che hanno obbligato le compagnie a ridondare i sistemi sui servizi core, garantire resilienza operativa e abbattere il rischio di disservizi. Tale “ondata” è proseguita e si è – più recentemente – “ingrossata” con l’irruzione dell’intelligenza artificiale e lo stravolgimento delle priorità nelle agende delle Compagnie.
“All’Insurance Forum 2026 non si è parlato d’altro: l’AI applicata alla gestione dei sinistri, all’elaborazione di immagini e documenti, all’automazione dei processi. Il settore assicurativo ha individuato nell’AI un acceleratore potente per colmare un certo ritardo sui servizi digitali e ora sente l’urgenza di passare dalla teoria alla pratica. Attenzione, però…” – prosegue Esposito – “Il forte interesse sull’AI rischia, infatti, di far passare in sordina una scadenza che non solo è importante ma anche in rapido avvicinamento: l’adeguamento delle Compagnie all’EUDI Wallet, che minaccia di trovarle insufficientemente pronte“.
Attenzione, i tempi stringono…
È ampiamente noto in cosa consisterà l’EUDI Wallet, introdotto dal Regolamento eIDAS 2: un portafoglio virtuale in cui i cittadini potranno conservare attributi di identità certificati – tra cui attestati di rischio, contrassegni assicurativi, patente, certificati medici e molto altro – da portare con sé sul proprio dispositivo.
Minore consapevolezza c’è, però, sul vincolante cronoprogramma di “messa a terra” dell’EUDI Wallet che impatterà proprio sulle Compagnie e non solo.
Se entro il 2026 ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione dei propri cittadini un Wallet nazionale, a dicembre 2027 scatterà per le Assicurazioni – così come per banche, finanziarie, telco, utility e grandi piattaforme che utilizzano l’autenticazione forte dell’utente – l’obbligo di accettare il Wallet come strumento di identificazione: significa che le Compagnie dovranno essere pronte a ricevere e processare queste credenziali digitali per l’accesso ai servizi e la stipula dei contratti.

Chi si illude considerandola ancora una scadenza lontana, rischia un brusco risveglio: occorre del tempo, infatti, per adeguare sistemi, testare flussi e formare le strutture interne. Anche perché la linea di partenza non è la tecnologia, ma l’analisi dei processi: ogni Compagnia dovrà innanzitutto mappare i propri touchpoint digitali e individuare il “luogo” preciso dell’accertamento dell’identità. Soltanto dopo potrà integrare architetture in linea con gli standard eIDAS 2 e testarne i flussi prima che l’adeguamento diventi un’emergenza in prossimità della scadenza.
“La vera sfida – sottolinea Esposito – non è adottare il Wallet per mero obbligo, magari mascherato da generica ricerca d’innovazione, ma integrarlo in modo concreto nei processi per semplificare l’operatività delle compagnie e offrire servizi più sicuri ai propri clienti”.
Il triangolo della fiducia
Ma chi fornirà questi nuovi attributi digitali e chi verificherà che siano “in regola” con la compliance UE?
Un po’ come già accaduto con il Green Pass ai tempi della pandemia, il meccanismo di rilascio e controllo sarà composto da tre attori: chi emette l’attributo (issuer), il cittadino che lo riceve nel proprio wallet e la terza parte che lo verifica (relying party).
Nell’ecosistema dell’EUDI Wallet, il ruolo dei QTSP è centrale: se una Compagnia vuole che un proprio dato diventi un attributo qualificato, allora deve obbligatoriamente inviarlo a un QTSP per la validazione.
Ma c’è di più.
“Oltre a supportare le compagnie nel ruolo di relying party, fornendo API e connettori per leggere e validare in sicurezza i dati trasmessi dai Wallet degli utenti – spiega Esposito – come QTSP erogheremo sia le attestazioni elettroniche qualificate di attributi (QEAA – Qualified Electronic Attestation of Attributes) sia le soluzioni di Firma Elettronica Qualificata: queste consentiranno agli assicurati di firmare contratti e moduli direttamente dall’interfaccia del proprio portafoglio digitale”.
Rispetto ai processi tradizionali di onboarding – che prevedono l’inserimento manuale di dati, la scansione del documento e il face matching – con il Wallet si potrà acquisire un’identità già certificata da uno Stato membro, riducendo drasticamente i tempi di verifica e aumentando la qualità del dato. In aggiunta, dopo tale fase, Intesi Group potrà rilasciare anche un certificato qualificato di firma senza ulteriori processi di identificazione: insomma, due benefici con un unico flusso!
“Come accaduto con eIDAS1, quando apporre una firma digitale qualificata da pratica macchinosa è diventato un gesto di pochi secondi su uno smartphone, anche oggi la nostra missione è tradurre la complessità tecnica e normativa in soluzioni pronte all’uso: il nostro compito è, infatti, aiutare le Compagnie a restare focalizzate sul proprio core business”, conclude Pier Luigi Esposito.